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R O S I N I  GUTMAN & C.
Gallerie d'Arte  -  Casa d'Aste

MAESTRI DEL NOVECENTO 

ARTE CONTEMPORANEA

ARTISTI

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Francesco Messina
 
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bronzo patina verde
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Francesco Messina 

Francesco Messina nato a Linguaglossa, in provincia di Catania, il 15 dicembre 1900 da genitori siciliani, ha attraversato tutto il Novecento artistico italiano segnandolo profondamente con il suo talento creativo e abilità plastica; un segno di immutato amore per le sue opere da parte di chi le apprezza e le fa conoscere da oltre trent’anni. Pur vivendo l’arte nel periodo in cui la figura umana veniva deformata, spaccata, stilizzata e sottoposta a violente metamorfosi, Messina resta sempre coerente, fedele al passato, legato al vero e alla lezione classica, ma non per questo dimostrandosi anacronistico; non in disaccordo col contesto, non fuori dal suo tempo, solamente al di fuori dalle mode. Le sue giovani Eve, le gitane, le ballerine, vive, morbide, testimoni del tema a lui più caro, la bellezza in fiore, propria del corpo adolescenziale, sono sempre attuali, respirano l’aria che noi respiriamo, così come i suoi splendidi cavalli, scalpitanti e vigorosi. Quest’estrema purezza della forma, un sorprendente virtuosismo tecnico e un suadente realismo, uno sguardo rivolto alla natura, fanno confluire nell’opera di Messina tutta la tradizione classica, dalla statuaria ellenica alla severa ritrattistica romana, dal primo Rinascimento al Neoclassicismo, Canova, Rodin, ma senza poter parlare mai di intenzioni imitative. In Messina appare forte e vibrante l’originalità d’ispirazione e d’esecuzione, la novità dei contenuti, quello spirito contemplativo che ha saputo infondere nella materia, unendo richiami terreni a modelli eterni, per dar vita a quelle opere che continueremo sempre a considerare dei capolavori. Il fascino della sua scultura è dato in gran parte dalla misura classica delle sue forme miracolosamente immobili, sempre in equilibrio, nell'attimo sfuggente in un volto o in una figura cui trasluce l'anima con il suo enigmatico carico di vitalità e di mistero. In questo senso, ha giustamente sottolineato Vittorio Sgarbi, "il suo sforzo supremo è il distacco emotivo", che gli consente il completo dominio della forma.