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Filippo De Pisis
Nato a Ferrara nel 1896 e
morto a Brugherio, Milano, nel 1956, De Pisis, al secolo Marchese Luigi
Tibertelli, è artista profondamente legato alla natura, che ricostruisce
non secondo un ordine mentale, come la grande maggioranza dei suoi
contemporanei, ma dipingendo "dal Vero": egli preferisce coglierne le
impressioni fugaci. Mentre quasi tutti gli artisti europei si
riallacciano a Cézanne, De Pisis si ispira piuttosto a Monet e
all'impressionismo più autentico, attraverso i suoi soggetti costituiti
principalmente da vedute cittadine, nature morte, fiori e , più
raramente, ritratti o interni. L'impressionismo di De Pisis non è
tuttavia una meccanica ripresa di una concezione ormai lontana negli
anni; è piuttosto un modo di vedere la realtà contemporanea secondo il
principio impressionista, valido in ogni epoca. De Pisis è scrittore e
poeta: nella sua arte c'è uno scambio continuo fra pittura e poesia.
Uomo colto, raffinato, curioso di sapere e di conoscere, egli vive a
Ferrara la breve ed intensa stagione metafisica, per poi recarsi a Roma
e a Parigi, dove la presenza viva dei quadri impressionisti e la
mobilità delle atmosfere suscitano in lui l'estro pittorico, e a
Venezia, a suo modo città impressionista, nella quale, riscoprendo il
valore degli accostamenti cromatici di un Tiepolo, nascono alcuni fra i
più alti panorami di De Pisis, quasi in una rinascita moderna del
vedutismo di un Canaletto o di un Guardi. Le opere di De Pisis sono
caratterizzate da una pennellata veloce, a tocchi cromatici, che lascia
spesso scoperta la tela, nell'ansia di rendere con immediatezza la
sensazione provata di fronte ad un angolo nascosto e segreto, o ad un
celebre panorama, sempre con la stessa freschezza e lo stesso
entusiasmo, come se tutto fosse visto per la prima volta; sempre con la
stessa foga creativa che lo conduce a dipingere, continuamente,
innumerevoli tele. |