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Salvatore Fiume
Nato a Cosimo, in
Sicilia, nel 1915 e morto a Canzo nel 1997, Fiume esordisce in pittura
nel 1945, con il nome spagnolo di Francisco Queyo, da lui stesso
inventato, mentre la prima mostra con il suo vero nome risale al 1949.
Realizza presto i bozzetti per le scene e i costumi di svariate opere
teatrali, rappresentate al Teatro alla Scala di Milano, o al Covent
Garden di Londra. Provengono certamente dal corso di falegnameria
frequentato a Cosimo, alcune delle virtù di Fiume, come la precisione,
la duttilità, la leggerezza, il sapere ben costruire, l’eseguire a
regola o la conoscenza, a colpo d’occhio, di ogni materia. Artista
poliedrico, versatile, Fiume si esprime su innumerevoli fronti, dalla
pittura, alla scultura con i più svariati materiali, dotato di tanto
talento, doti naturali, estro ed invenzione. Certamente fecondo e capace
di una comunicazione immediata nel rendere visibile un’idea, Salvatore
Fiume porta sempre in sé l’immagine della Sicilia e quella del
Mediterraneo, in quel suo modo di concepire la terra sempre in forma e
in funzione di isola, dal tracciato variabile, come manipolato dal mare
in milioni di anni. E con queste sue isole, egli ci mostra più statue
che persone, più leggende che fatti reali, più miti che veri eroi: più
pietre, più gradinate e più anfiteatri che altrove; ma soprattutto tanta
immaginazione. Innamorato prima di Paolo Uccello, delle sue fitte
schiere di cavalleria, della sua prospettiva, dei maestri del
Rinascimento, poi di Goya, del suo colore, dei suoi soggetti, ai quali
si ispira in composizioni di estrema libertà, ed infine di de Chirico,
della sua metafisica planimetrica, pulita, misteriosa e vuota, Salvatore
Fiume resta, comunque, sempre innamorato dell’arte, dalla quale si sente incontrollabilmente posseduto.
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