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Mino Maccari
Nato nel
1898 a Siena e morto a Roma nel 1989, Maccari approda alla pittura dopo
una laurea in giurisprudenza, quando, poco entusiasta della pratica
forense, si dedica al disegno e all'incisione su legno. Disegnatore, ma
che sa vivere l'esperienza del disegno su più fronti, dal divertimento
grafico alla satira di costume, Maccari prende le distanze dalla grande
arte, dalla tradizione, ma anche dagli influssi stranieri, e intorno al
1928 è tra i promotori di "Strapaese", con la rivista "Il Selvaggio".
Favorevole ad un ritorno all'ordine inteso come recupero delle
tradizioni locali, "Strapaese", movimento artistico e letterario,
testimonia un atteggiamento culturale chiuso e provinciale, opposto, in
nome di autentici valori popolari e locali, ad uno stile nazionale
unitario, e ad una sorta di nazionalismo di regime. Questa inclinazione
antifascista, esercitata a lungo su "Il Selvaggio", il giornale più
coraggioso dell'era mussoliniana, culminata con le dimissioni che, nel
1939, Maccari presenta da presidente del Consiglio Superiore delle Arti,
pur di non avallare il piano per la distruzione architettonica di
Livorno, promosso dai fedeli al regime. Egli è l'uomo dall'umor libero,
che dà vita ad un'arte senza ricette, cresciuta nell'amore sincero per
le tecniche artigiane, nel disdegno della raffinatezza, nella densità
del segno e nella penetrazione della verità. Maccari è, tuttavia,
moderno, profondamente attuale, per quel suo modo di saper dare
espressione, carica sentimentale, ad una linea, ad un segno, ad un
impasto di colori, per quel suo buon "naturalismo interiore". La sua
inclinazione è più vicina alla perenne improvvisazione della commedia
dell'arte, alle eterne maschere, e la buona educazione, la cortesia
ostentata e l'etichetta si stracciano per rivelare la carica animalesca,
sessuale che vi si cela, sempre in agguato; così, l'autore di questa
sorta di moderno "bestiario", senza la pretesa di condannare i costumi,
ride nell'animo.
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