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Massimo Campigli
Nato a
Firenze nel 1895, fin da giovane Massimo
Campigli rivela aspirazioni letterarie
frequentando i futuristi negli anni
roventi del movimento di Marinetti e
dedicandosi, poi, al
giornalismo. Accostatosi alla pittura da
autodidatta e trasferitosi a Parigi,
Campigli inizia emulando i pittori che
più ama, affascinato da Lèger, Picasso e
dai capolavori egizi del Louvre.Nel
1928, visitando a Roma il Museo di Valle
Giulia e rimane folgorato dall’arte
etrusca: è da allora che vedono la luce
le sue prime inconfondibili tele, presto
esposte a Parigi: esse riscontrano
immediato consenso, contese tra musei e
collezionisti. Nello stesso periodo da
vita, insieme a De Pisis, Tozzi, Paresce,
Savinio, de Chirico e Severini, al
Gruppo dei Sette, che acquista subito
fama internazionale. Fervente sostenitore
di un’arte svincolata dalla realtà,
libera, non impegnata, Campigli propone
un linguaggio portatore di una nuova
bellezza, capace di offrire all’uomo
evasione, non credo nella realtà,ma
nella forza dell’immaginazione. Le sue
figure appaiono, così ,inconfondibili,
in una felice antichità senza storia,
simboli di un individualismo ragionato e
contemplato nel deciso rifiuto delle più
suggestive tentazioni intellettuali,
lontane dai miraggi più allucinanti del
mondo esterno. Così
singolarmente primordiale, arcaico
nell’insistente frontalità delle sue
figure , nell’unicità degli impasti, che
si avvicinano all’affresco, Campigli
continua a presentare i suoi personaggi,
strappati ad un mondo vero e trasformati
in favola, ironica e forse beffarda,
fino al 1971, anno in cui si spegne in
Francia a Saint-Tropez.
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