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Carlo Carrà
Per Carlo Carrà, nato ad Alessandria nel 1881 e morto a Milano nel
1966, il futurismo rappresenta soprattutto la reazione all' "accademismo"
ed al provincialismo italiani e, pur aderendovi, egli vi porta la
sua volontà di costruire solidamente. Piuttosto che dividere la
realtà in minuscoli frammenti, corrispondenti all'infinitesima
divisione del tempo che trascorre, egli preferisce fermare l'attimo
transitorio, rendendolo eterno. Così, egli rimane vicino al
futurismo quanto può esserlo Cézanne all'impressionismo, per questo
suo conferire una durata nella memoria, o nella coscienza, anche a
ciò che passa rapidamente. Già intorno agli anni 1914-15, Carrà
inizia una sua profonda rimeditazione, non soltanto sulle più
recenti acquisizioni artistiche, sul cubismo e Cézanne, ma anche
sulla tradizione italiana, poiché egli sente la continuità culturale
che lo lega, come ogni uomo moderno, ai suoi predecessori; per cui,
malgrado la rivolta futurista, non rompe i ponti con il proprio
passato. Gli autori preferiti, Giotto e Paolo Uccello, sono
indicativi del suo orientamento verso un'arte monumentale,
sintetica, ideale, pur nell'apparente riproduzione della realtà.
Carrà ammira il loro imporre alla natura rappresentata un ordine,
che è quello della ragione umana, e ancor prima del periodo
metafisico, con il momento detto "antigrazioso", dal titolo di un
noto quadro: egli riconduce la realtà a blocchi essenziali. Ma è
soprattutto attraverso l'esperienza metafisica, dal 1917, che Carrà
coglie la lezione, così solennemente espressa, dei grandi maestri
toscani. Nascono così, a partire dal '20, le maggiori creazioni del
pittore, quelle che hanno per oggetto vedute della Liguria e della
Valsesia prima, poi dal '26, della Versilia, che diventerà il suo
costante soggiorno estivo. Non si tratta, tuttavia, di copie dal
vero, malgrado la somiglianza con la splendida zona toscana fra i
monti e il mare; i quadri, preparati durante l'estate, vengono
dipinti definitivamente d'inverno, a Milano, come rielaborazioni
d'immagini nella memoria, ed ogni elemento tratto dalla realtà viene
trasfigurato con una forte stilizzazione e, superando ogni
superficialità esteriore, ricondotto alla sua essenza. Questa grande
lezione tratta dai maestri antichi, di solennità, forza e
squadratura delle masse, viene conservata anche negli ultimi anni,
quando le atmosfere si fanno più fluide e più vibranti.
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