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Mario Consiglio Il
lavoro di Mario Consiglio occupa un posto molto particolare nell'arte
italiana degli ultimi anni. Si presenta infatti sotto forma di quadro,
di opera a parete, con le tipiche caratteristiche della neopittura
d'immagine ricca di forme e di colori, eppure contemporaneamente allude
alla scultura implicando la tridimensionalità. Quelli che avremmo
potuto chiamare quadri diventano quindi "cose", oggetti che a
loro volta comprendono una gran quantità di piccole cose ed oggetti di
cui l'opera stessa si forma. E' un modo certamente nuovo questo di
Consiglio di intendere la scultura, che sappiamo essere oggi assai poco
praticata, di contaminarla, confonderla con altri linguaggi, dell'arte e
non solo. Ma le (apparenti) contraddizioni non finiscono qui. Consiglio
usa la lycra, un materiale sintetico, seducente al tatto, a cui dà
forma riempiendolo con strati di gommapiuma, e confezionando il tutto su
tavole di compensato. L'opera, gommosa e morbida, simula in qualche modo
la tecnologia, i videogiochi, la nuova animazione al computer, ma allo
stesso tempo riprende la vecchia attitudine del "fatto a
mano", della pazienza artigianale, del lavoro di bottega. In
sostanza, i lavori di Consiglio colgono spunti da un'iconografia
attualissima ma sono fatti con una tecnica assolutamente desueta e
deliberatamente fuori tempo: un cucitore fantascientifico, lo potremmo
definire, tentando di cogliere delle analogie con il procedere in
pittura di Cristiano Pintaldi, che utilizza immagini video
riproponendole tali e quali in pittura con una tecnica minuziosa e una
pazienza zen, un esercizio di abilità e una continua sfida a se stesso.
A prima vista i "quadri-sculture" di Mario Consiglio sembrano
collocarsi in quell'area dell'arte italiana ludica e neopop (da Nespolo
a Lodola, da Santolo De Luca a De Paris, per citarne alcuni) che affonda
le radici negli anni Sessanta e si propone oggi, in un clima revival che
tocca molti aspetti della cultura, come una derivazione finale della
figurazione mediale dei primi anni Novanta. Eppure l'universo di
Consiglio non è soltanto giocoso e disimpegnato, poiché presenta
strani elementi di mostruosità, piccole e inquietanti deviazioni, un
universo ad uso dell'infanzia ma dove poi in fondo c'è sempre qualcosa
che non quadra. Sono favole, ma favole un po' cattive, dolci e morbide
ma con una punta di distorsione e di sogghigno. Questo ricorda un certo
modo di fare cinema, commerciale e insieme underground, da parte di
alcuni registi che operano strettamente all'interno di un genere
(soprattutto fantastico, ma anche noir o horror), e che conoscono
talmente bene i meccanismi di costruzione della fiction da giocare sul
sovvertimento delle regole stesse. Le "creature" di Consiglio
sono dunque l'equivalente nell'arte dei "Gremlins" di Joe Dante e dei
marziani di Tim Burton nel cinema: carini, morbidi, divertenti,
fastidiosi, pericolosi, inquietanti, mostruosi. Luca
Beatrice |