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R O S I N I & C. G A L L E R I E D' A R T E
MAESTRI DEL NOVECENTO HOME PAGE ARTE CONTEMPORANEA
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| Fathi Hassan | |
| cm. 30x40 | |
| Sabbia del deserto e T.M. su tela | |
| 1998 | |
| "Cerimonia" | |
| Prezzo: telefonare 0541 693007 | |
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Fathi Hassan Il trasferimento della conflittualità internazionale da est-ovest e nord-sud, da confronto di contrapposte ideologie a scontro tra ricchi e poveri, pone un problema anche per l'arte. Se prima si era sviluppata sul filo di uno sperimentalismo parallelo alla sperimentazione produttiva dell'economia, prima all'ovest e poi all'est con il crollo di ogni muro, ora per essa bisogna allargare l'analisi anche al Terzo Mondo.(1) Sembrava che l'arte fosse un linguaggio coniugabile preferibilmente nel contesto del sistema dell'arte, nei grandi spazi metropolitani, anche nei ghetti da parte delle minoranze. Sembrava anche una possibilità praticabile negli spazi urbani dell'est europeo, finalmente decongestionati dal peso ideologico. La guerra in Medio Oriente ha aperto spiragli e canali di comunicazione imprevedibili. L'informazione ha avvicinato tra loro i nemici ed eventuali testimoni in ascolto. La televisione con la sua dose massiccia di informazione visiva, ha trasformato la guerra in uno spettacolo familiare, non vietato nemmeno ai minori di 14 anni.(2) I mass-media hanno privilegiato a full-time geografie prima isolate e mai visitate. Ora queste geografie sono divenute spazi percorribili dall'informazione di guerra e di post-guerra. La post-guerra fonda una problematica dell'arte, slegata dagli avvenimenti e dalle conclusioni degli eventi bellici, ma collegata alla storia di popoli lontani che, mediante il paradosso delle guerre, hanno compiuto un gesto di comunicazione, sia pure conflittuale. Da questo si ricava un'attenzione verso un Terzo Mondo povero di tecnologie ma ricco di memoria culturale, indispensabile per una presa di coscienza intorno alla propria identità antropologica. L'arte del mondo orientale, arabo, di cui Fathi Hassan ne è un esempio, od ebraico, ha sempre prodotto un'immagine aniconica, tesa verso l'ornamentazione e la geometria, comunque rappresentazione culturale di una spiritualità conseguente alla storia dei popoli. Per il mondo orientale può esistere un riconoscimento della diversità da parte di quello occidentale, frutto di una cultura del pluralismo e di un'ipotetica accettazione delle differenze, seppure dopo il prevalere delle pulsioni della signoria militare da una parte e della supremazia tecnologica dall'altra. L'arte può diventare lo spazio del rispetto e della resistenza che produce espressione della coesistenza.(3) Achille Bonito Oliva 1. E' questa la tesi che costituisce il filone portante della prossima Biennale di Venezia, intitolato appunto, "I Punti Cardinali dell'Arte", dove la ricerca sulla produzione espressiva dei paesi del cosidetto Terzo Mondo assume carattere fondamentale. 2. L'ultimo capoverso è da riferirsi al testo "Nell'Arte non ci sono feriti", Milano, Edizioni MUDIMA, 1991, p.7. 3. Vedi Achille Bonito Oliva, "Post-Arte: l'Arte del 2000", Flash Art, XXIV, aprile-maggio, 1991, p.120.
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