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Mario Schifano (...) Per Schifano la pittura non è un'attività
pulita, nel senso che richiede una pratica di continue contaminazioni,
di imbrattamenti, di reticenze e talvolta di dettagli ben rifiniti.
L'immagine è immersa in un tessuto di colore e in una rete di segni
veloci che la circondano e la corteggiano, assediandola con piccoli
assalti e intrusioni fin dentro i suoi confini e la sua sagoma.
Evidentemente per velocità si crea un campo d'azione e di interazione
tra colore e disegno, la superficie dipinta diventa l'alveo naturale
dentro cui l'immagine scivola. Velocità e rallentamento costituiscono i
tempi d'esecuzione e di percezione. La velocità segna il ritmo interno
del contorno, il campo spazioso e nello stesso tempo contratto dove va a
planare l'immagine. Qui la mano del pittore si aggira liberamente senza
obblighi descritti, eseguendo numeri di grande perizia tecnica mediante
l'iscrizione di linee sinuose e vorticanti, oppure lente e geometriche.
Talvolta la descrizione arriva al punto di accogliere sulla tela segni
articolati in parole ma che restano segni di un alfabeto appartenente
più alla pittura che alla scrittura. Il rallentamento avviene ai bordi
dell'immagine, quando è necessario assecondare con la mano la sagoma
della cosa. Allora il segno ed il colore acquistano una maggiore
compostezza, una struttura ordinata che permette di individuare e
costruire. La costruzione avviene mediante l'uso della sagoma che
permette all'immagine di conservare della cosa il nome più che la
sostanza, il rimando elementare e un reale utile a produrre pittura.
Perché l'edonismo guida la mano di Schifano che passa da un quadro
all'altro, da un'immagine all'altra senza mai perdere di vista la
prospettiva di piacere che regge la sua creatività. Tale prospettiva
non implica assolutamente e necessariamente disinvoltura e gioia di
dipingere, non designa il punto di arrivo ad uno stato di astratto
piacere. Invece indica l'idea di una pittura che riesce a produrre,
attraverso il linguaggio, un livello di intensità rispetto
all'orizzontale appiattimento dentro cui vive acquattata la cosa
rappresentata.(...) Achille
Bonito Oliva (Dal catalogo della
nostra mostra del 1996)
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