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LOTTO N° 8

 
Salvatore Fiume  
cm.27,5 h  
Bronzo policromo  
1990  
Somala  
   

 

Salvatore Fiume

Nato a Cosimo, in Sicilia, nel 1915 e morto a Canzo nel 1997, Fiume esordisce in pittura nel 1945, con il nome spagnolo di Francisco Queyo, da lui stesso inventato, mentre la prima mostra con il suo vero nome risale al 1949. Realizza presto i bozzetti per le scene e i costumi di svariate opere teatrali, rappresentate al Teatro alla Scala di Milano, o al Covent Garden di Londra. Provengono certamente dal corso di falegnameria frequentato a Cosimo, alcune delle virtù di Fiume, come la precisione, la duttilità, la leggerezza, il sapere ben costruire, l’eseguire a regola o la conoscenza, a colpo d’occhio, di ogni materia. Artista poliedrico, versatile, Fiume si esprime su innumerevoli fronti, dalla pittura, alla scultura con i più svariati materiali, dotato di tanto talento, doti naturali, estro ed invenzione. Certamente fecondo e capace di una comunicazione immediata nel rendere visibile un’idea, Salvatore Fiume porta sempre in sé l’immagine della Sicilia e quella del Mediterraneo, in quel suo modo di concepire la terra sempre in forma e in funzione di isola, dal tracciato variabile, come manipolato dal mare in milioni di anni. E con queste sue isole, egli ci mostra più statue che persone, più leggende che fatti reali, più miti che veri eroi: più pietre, più gradinate e più anfiteatri che altrove; ma soprattutto tanta immaginazione. Innamorato prima di Paolo Uccello, delle sue fitte schiere di cavalleria, della sua prospettiva, dei maestri del Rinascimento, poi di Goya, del suo colore, dei suoi soggetti, ai quali si ispira in composizioni di estrema libertà, ed infine di de Chirico, della sua metafisica planimetrica, pulita, misteriosa e vuota, Salvatore Fiume resta, comunque, sempre innamorato dell’arte, dalla quale si sente incontrollabilmente posseduto.