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ARTISTI

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STORIA
 

 

Andy Warhol

 
cm. 10,2x15,6  
  

Serigrafia su carta Arches Aquarelle (Rough)paper.

  invito realezzato per la presentazione della miostra dei Ritratti di Jagger alla Leo Castelli Gallery.

Firmate da Warhol e Jagger

 

 

 

1975

 

Mick Jagger

 

Prezzo: telefonare  0541 693007
                 
 

Andy Warhol

 

 

Warhol nasce a Pittsburg, in Pensylvania, il 6 agosto 1928 da Andrej Warhola e Julia Zawack, emigrati in U.S.A. dalla Cecoslovacchia nel 1913. Le condizioni della famiglia non sono agiate. L’infanzia di Andy coincide con la “grande depressione” americana. Nel 1936, all’età di otto anni, Andy ha un esaurimento nervoso durante le vacanze estive, che lo obbligheranno a passare a letto un periodo di tempo in cui si dedica a disegnare, a ritagliare forme sulla carta, a leggere fumetti, tutte attività preferite dal piccolo Warhol e che continuerà per tutta l’infanzia, assieme all’ascolto della radio che i suoi genitori acquisteranno nel 1939. Il 16 giugno 1949 si diploma e in autunno si trasferisce a New York assumendo il nome di Warhol. Si inserisce rapidamente e con molta abilità nel mondo delle riviste più patinate e snob quali, oltre a “Glamour”, “Vogue”, “Harper’s Bazar”, Columbia Records, Tiber Press e altre aziende, allestendo nel frattempo importanti vetrine delle città. A partire dagli anni Sessanta, Warhol si indirizza con decisione alla creazione di opere personali non legate alla sua attività pubblicitaria, ma basate su immagini commerciali. Del 1960 sono i dipinti con le immagini dei dollari e delle scatole di Campbell, le figure dei miti hollywoodiani come Marilyn Monroe o Elvis Presley del 1962 e le scatole Brillo del 1964. Una iconografia ed un procedimento pittorico che determineranno il suo riconoscimento da parte della critica ed il suo successo di pubblico.

Dagli anni '40 lo sviluppo economico degli Stati Uniti ha continuato a progredire scoprendo una nuova dimensione culturale definita Mass-culture. La maggior parte degli artisti della Pop-Art vedono nella pubblicità il manifesto del consumismo; usandola capovolgono e ricostruiscono messaggi che vanno contro ciò che essa manifesta. Ciò che rende unico Andy Warhol, anche rispetto agli artisti di quella stessa corrente da lui innalzata, è che fece dei luoghi comuni un monumento giungendo ad un risultato completamente nuovo. L'elfo albino della Pop-Art esce dal ruolo attivo di imbonitore di massa per divenire osservatore del genere umano, privo dell’intento di acquisire maggiore libertà, per immergersi nella condizione dell'uomo comune americano. Warhol si propone come pittore di corte di una società a carattere impiegatizio e come pittore di corte fonda il suo atelier artistico (la factory) dove, al posto di allievi che dipingono con lui, c’è un esercito di assunti. E’ il risultato dell’evoluzione dell’industrializzazione, dall’oggetto al prodotto, dal prodotto all’informazione dove l’oggetto non è più il fine, ma solo un elemento del circuito consumistico. Si è sostituita alla cosa la sua immagine ripetuta in serie illimitate dove tutto, anche le persone, diventa bene di consumo, ed allora si affianca la Coca Cola a Liza Minnelli, la Campbell’s Soup a Mao Tze Tung. Warhol ci apre gli occhi non sull’appiattimento ma sulla democraticità del consumismo, dove una Coca Cola ha lo stesso prezzo per tutti, e di cui tutti possono usufruire dell’immagine. Il consumismo è democratico! Sminuente sarebbe risolvere la personalità complessa di Warhol con un tracciato sulle sue umili origini, superfluo parlarne poiché così lontano dalla sua arte, che risulta altro da lui ed allo stesso tempo la massima espressione di se, in una continua contraddizione tra indifferenza e curiosità che lo rendevano, come egli stesso sosteneva, la persona sbagliata nel posto giusto o quella giusta nel posto sbagliato; che esaltava la banalità della “cosa”, magnificando la sua unicità.