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Ottone Rosai

cm. 60x50
oilo su tela
 
 
Prezzo: telefonare  0541 693007
 
 

Ottone Rosai

Nato a Firenze nel 1895, morto a Ivrea nel 1957, dopo una bruciante esperienza futurista, Rosai riconquista la struttura pacata delle cose, aiutato dalla conoscenza degli antichi maestri toscani. Attraverso una profonda semplificazione delle superfici, dei volumi e delle prospettive, ma senza il rigoroso controllo prospettico rinascimentale, Rosai presenta la sua Toscana, che non è quella umanistica, dell'uomo eroico e forte della propria virtus, ma quella povera, dimessa, popolata di uomini oppressi e stanchi, espressa mediante un colore fumoso, spesso sporco e triste. Nel clima trionfalistico dell'Italia fascista fra le due guerre, Rosai, interventista e fascista poi deluso, sostenitore della Resistenza, va contro la corrente ufficiale: non esalta la grandezza, gli "immancabili destini di gloria della patria", ma narra la vita dell'Oltrarno fiorentino, entro vicoli bui e tortuosi, dove le persone si incontrano e parlano, dove gli uomini giocano a carte o a toppa, dove suonano piccoli concertini. Il clima di Rosai è piuttosto quello europeo post-espressionista, anche se non possiede la carica corrosiva di un Otto Dix o di un George Grosz. La sua lotta antiborghese, da fascista scomodo alle autorità, si limita agli atteggiamenti e alle parole, e la sua pittura esce raramente dal bozzettismo vernacolare. Talvolta l'espressionismo, anche se scoperto, è controllato ed equilibrato, come nei primi autoritratti, mentre in quelli degli ultimi anni, soprattutto, la foga prende il sopravvento e ne escono immagini allucinate. Dalla fine degli anni '50, con i primi grandi successi, e fino alla sua morte, l'arte di Rosai ritrova luce e colore, in opere di ampio respiro.