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Mario
Sironi
Nato a
Sassari nel 1885 e morto a Milano nel 1961, Sironi è figura preminente
nell’ambito del “ Novecento Italiano”, per la coincidenza della
sua tendenza verso un’arte monumentale, nel solco della continuità, ma
anche del rinnovamento della tradizione italiana, con i programmi di
Margherita Sarfatti e con quelli politici del fascismo; arte monumentale
alla quale perviene dopo aver aderito al futurismo e dopo una breve
parentesi metafisica. In quest’ultima esperienza, Sironi porta a termine
opere dalle stesure di colore quasi espressioniste tradotte in un
sorprendente monocromo; usa ancora procedimenti cubofuturisti, fino a
tentare una curiosa mediazione fra un realismo allucinato e la
solitudine metafisica nelle sue periferie industriali. Con l’etichetta “
Novecento”, allusiva all’ambizione di farsi protagonisti di un’epoca, di
esserne l’espressione significativa, Sironi presenta opere (come
L’architetto del 1922) costruite con pochi, robusti piani, con un uso
parco dei colori, caratterizzate da una profonda semplificazione
formale, e da citazioni quattrocentesche. Il problema, per Sironi, è di
stile, che deve, con la forza della sintesi, esprimere l’altezza dei
contenuti. Con l’abiura del modernismo e il riferimento alla tradizione
nazionale, ai modelli rinascimentali, con la sua ricerca del
monumentalismo, Sironi insegue il sogno della grandezza perduta della
tradizione italiana
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