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MAESTRI DEL NOVECENTO HOME PAGE ARTE CONTEMPORANEA
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| Andy Warhol |
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| cm. 21x21 | |||
| offset Firmata
Ed.Tate Gallery, London-England |
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1971 |
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Marilyn Monroe
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| Prezzo: telefonare 0541 693007 | |||
| Andy Warhol
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Dagli anni '40 lo sviluppo economico degli Stati Uniti ha continuato a progredire scoprendo una nuova dimensione culturale definita Mass-culture. La maggior parte degli artisti della Pop-Art vedono nella pubblicità il manifesto del consumismo; usandola capovolgono e ricostruiscono messaggi che vanno contro ciò che essa manifesta. Ciò che rende unico Andy Warhol, anche rispetto agli artisti di quella stessa corrente da lui innalzata, è che fece dei luoghi comuni un monumento giungendo ad un risultato completamente nuovo. L'elfo albino della Pop-Art esce dal ruolo attivo di imbonitore di massa per divenire osservatore del genere umano, privo dell’intento di acquisire maggiore libertà, per immergersi nella condizione dell'uomo comune americano. Warhol si propone come pittore di corte di una società a carattere impiegatizio e come pittore di corte fonda il suo atelier artistico (la factory) dove, al posto di allievi che dipingono con lui, c’è un esercito di assunti. E’ il risultato dell’evoluzione dell’industrializzazione, dall’oggetto al prodotto, dal prodotto all’informazione dove l’oggetto non è più il fine, ma solo un elemento del circuito consumistico. Si è sostituita alla cosa la sua immagine ripetuta in serie illimitate dove tutto, anche le persone, diventa bene di consumo, ed allora si affianca la Coca Cola a Liza Minnelli, la Campbell’s Soup a Mao Tze Tung. Warhol ci apre gli occhi non sull’appiattimento ma sulla democraticità del consumismo, dove una Coca Cola ha lo stesso prezzo per tutti, e di cui tutti possono usufruire dell’immagine. Il consumismo è democratico! Sminuente sarebbe risolvere la personalità complessa di Warhol con un tracciato sulle sue umili origini, superfluo parlarne poiché così lontano dalla sua arte, che risulta altro da lui ed allo stesso tempo la massima espressione di sé, in una continua contraddizione tra indifferenza e curiosità che lo rendevano, come egli stesso sosteneva, la persona sbagliata nel posto giusto o quella giusta nel posto sbagliato; che esaltava la banalità della “cosa”, magnificando la sua unicità. Elisabetta Cuchetti
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